Padre mio, vattene da questo Paese!

Dopo l’intervento pubblico del Direttore dell’università LUISS, signor Celli, che invita suo figlio (e, per estensione, tutti i figli) ad andarsene da questo Paese, seguito a poca distanza da quello del Direttore del quotidiano l’Adige, signor Giovanetti, che – viceversa – prega suo figlio (tutti i figli) di rimanere, mi permetto anch’io di rivolgere al padre (tutti i padri) un invito:
“Padre mio, vattene da questo Paese! Non per trovare altre opportunità che qui non hai già sfruttato, ma per lasciare posto a noi figli. Hai occupato troppo tempo, troppo spazio, troppo potere, hai ipotecato il mio futuro, hai già fatto troppi danni. E’ ora che tu ti metta in disparte.
Caro padre, il nonno – più umile e disposto al sacrificio di te – ti ha dato la libertà di provare, sperimentare, ma ti sei preso anche la mia parte. Hai creduto che quello che chiami “sviluppo” fosse sempre in crescita; non hai mai guardato il rovescio della medaglia, ti manca il senso della rapina che stai perpetrando. Hai identificato l’incessante consumo di beni materiali con la realizzazione di te stesso; non hai badato a spese per l’affermazione dei tuoi diritti: sei stato così esuberante da ridurre me ad “un esubero”.
Caro padre politico trentino (nonostante la tua auto-certificata distanza ideologica, è evidente il tuo agire comune con il politico nazionale, dagli stessi, devastanti effetti), mettiti da parte: sei soffocante. Non portare a giustificazione della tua sempiterna presenza in politica l’esperienza maturata, lascia il posto a noi: potremo sbagliare, ma lo faremo senza malizia e con meno interessi personali.
E’ ora che tu la finisca di progettare e costruire grandi opere con le risorse che toccano a noi: saremo costretti a demolirle, senza gratitudine.
Evita di consolidare la tua immortalità sulla scena politica per mezzo dei giochi stantii e sporchi con cui distribuisci incarichi al tuo entourage (parenti, amici, simpatizzanti) per i ruoli della pubblica amministrazione o nelle numerose società ad essa collegate.
Non farci partecipare ad un concorso per un posto di lavoro dandoci l’illusione che la selezione avvenga secondo parametri meritocratici, quando conosci in partenza il vincitore, avendo tu predisposto un’eliminatoria “su misura”.
Caro papà insegnante, se hai rinunciato alla tua autorevolezza, alla buona volontà di prepararti, ad imparare continuamente per meglio insegnare, a darci con costanza esempio di imparzialità, se sei troppo preso a piangerti addosso per lo stipendio basso, vattene. Non rammaricarti troppo se nemmeno quest’anno sei riuscito a completare il programma di storia fin dopo la seconda guerra mondiale: sappiamo benissimo cos’è la resistenza, perché la proviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Per apparire magnanimo e tollerante hai evitato di spiegarci cosa sono i debiti e, soprattutto, che vanno pagati (sia quelli scolastici che quelli finanziari): tu, insieme con gli altri papà, ne accumuli tanti e pretendi da noi una firma sulle cambiali che scadranno in futuro.
Caro papà prete, se non puoi saziarmi di sacro, se non hai più nessuna parola di speranza, vattene. Se il Cristo che rappresenti è un premio riservato solo a chi completa la raccolta-punti dei Sacramenti (ridotti a rituali stanchi e trasformati in feste pagane), è meglio che tu te ne vada.
Caro papà giornalista, se sai solo stare al soldo del tuo editore o del potente di turno, se non ti impegni in inchieste obiettive e veritiere, se dai spazio solo a chi la pensa come te, vattene.
Caro padre sindacalista, è ora che tu te ne vada: troppo comodo difendere solo chi ha diritti e privilegi acquisiti, troppo comodo vivere sulle tessere e rinunciare a contestare i tuoi politici di riferimento (forse perché fai di tutto per diventare uno di loro), che ti garantiscono incarichi a tempo indeterminato: io sono precaria, tu no.
Caro papà ambientalista, legambientino nostrano, ti ho visto, eri tra il pubblico che ascoltava Lester Brown (ndr: autore di “Piano B 4.0. Mobilitarsi per salvare la civiltà”, presentato il 13 maggio 2010 al Museo di Scienze Naturali di Trento): hai osato contestare solo le centrali nucleari (che, qui in Trentino, sai benissimo non si faranno mai), ma ti sei dimenticato che a Trento i governanti del tuo stesso colore vogliono costruire un inceneritore. Ti stai preoccupando dell’est-etica dei sacchetti azzurri, ma non ti chiedi se c’è un’etica dietro un inceneritore. Dov’eri quando le acciaierie avvelenavano la Valsugana? Vattene.
E infine, caro papà, ti prego di portare con te, ovunque tu vada, gli orpelli che non hanno alcun significato per me: il tuo SUV, il costoso costume da Schützen, le veline, la tripla A di Moody’s, lo stagionale di sci, i mercatini di Natale e, soprattutto, la tua convinzione di essere un cittadino migliore degli altri italiani. Portati anche dei buoni libri per leggere nei fine settimana: può darsi che, dove vai, non trovi commessi giovani come me, disposti a sacrificare le domeniche per soddisfare le tue voglie di shopping.

Tua Lalla Bambocciona.

1 Commento »

M@x, 26 ottobre 2010 in _Vario_

1 risposta su “Padre mio, vattene da questo Paese!”

  1. immobilier ha risposto il 26 ottobre 2011 alle 13:57 #

    hi tout le monde j’aime bien ce post mais l’ immobilier est ma plus grande passion.

RSS Commenti

Invia un commento!