Elezioni provinciali 2008
In questa costosa, estenuante, prolungata campagna elettorale, si è capito che le compagini in campo, più che puntare sulle proprie idee per amministrare il futuro Trentino, si accontentano di approfittare delle debolezze degli avversari per metterli in ridicolo e guadagnare qualche voto in più, quel che basta per andare al potere. Confidano nella tipica amnesia che coglie i cittadini in periodo pre-elettorale, disorientati come sono da sondaggi e proclami sul sesso degli angeli.
Assistiamo a battibecchi tra i vari candidati presidenti fondati più su questioni formali che di merito (come l’”ineleganza” o l’”inopportunità” di certe affermazioni, i toni “beceri” e “minacciosi”, e via dicendo).
Democrazia partecipata? Macchè! Nessuno di loro rinuncia a quei poteri esagerati che la squadra uscente ha deciso di assegnare al governatore, in nome di una presunta maggiore governabilità.
I programmi sono vaghi ed addomesticabili: uno, addirittura, termina con l’auspicio che la nostra Provincia ottenga sempre la tripla A dalle agenzie di rating internazionali (le stesse, per intenderci, che hanno garantito fino al giorno prima la solvibilità dei colossi americani falliti all’improvviso).
In nessun ambito vengono elencati progetti precisi con cifre ed obiettivi controllabili, oppure soluzioni ai problemi improntate ad un uso oculato e trasparente del denaro pubblico.
Molti voti vengono dirottati da uno schieramento all’altro, non per le capacità o la superiorità morale di quest’ ultimo, ma con la percezione che si tratti del meno peggio.
Tutto questo entusiasmo per le due super-formazioni io non lo noto: chissà chi intervistano per i sondaggi che ci hanno propinato a ritmo settimanale. Parlando con altri elettori, avverto un comune, profondo senso di nausea e di frustrazione. Si desidera un cambiamento: com’è possibile, se gli attori sono sempre gli stessi da anni a questa parte? Vecchi – non necessariamente all’anagrafe – con idee vecchie, senza la saggezza dei vecchi.
Coloro che si propongono per la moralizzazione (dopo che sono venute a galla le malefatte in salsa nostrana), sono gli stessi che hanno colpevolmente taciuto durante il declino, o che vi hanno partecipato attivamente, o che “non si sono accorti di nulla, ma staranno più attenti la prossima volta”.
Da cittadina del capoluogo, poi, mi domando come sia possibile che il signor Pacher rappresenti la novità in quello che, si dice, sarà il partito di maggioranza relativa. Durante la sua carica di sindaco ha letteralmente consegnato la città in mano agli speculatori edilizi (datele un’occhiata dall’alto); non ha risolto, ma anzi aggravato i problemi del traffico e dell’inquinamento (i 35 giorni annui di sforamento dei limiti imposti dall’Europa per le polveri sottili sono ampiamente superati e Trento è all’ottavo posto in Italia ed al dodicesimo in Europa nella triste classifica dell’inquinamento); ha favorito la grande distribuzione a scapito dei piccoli esercizi commerciali (con domeniche d’oro replicate a iosa e nessun controllo sugli affitti praticati in centro storico), che hanno chiuso a centinaia, lasciando il posto a banche ed agenzie immobiliari (chiuderanno anche queste); non ha opposto nessuna resistenza alle decisioni imposte dalla Provincia (una per tutte, la vergognosa vicenda dell’inceneritore: ricordate quando il 7 settembre 2001 firmò in segreto i patti con ASM, senza che nessuno ne sapesse nulla fino all’anno successivo?). Si scandalizza per le dichiarazioni della Lega di schierare i soldati nelle città, ma lui prepara una caserma da 1600 posti. Si rammarica per il costo del rinvio di queste elezioni provinciali, ma lui lascia il suo posto di sindaco (dopo aver spergiurato che avrebbe concluso il mandato) anzitempo, costringendoci a dispendiose elezioni anticipate. Ritiene di lasciare una città che “si vuole più bene”: forse perché l’ha dotata di sala Bingo, oppure perché ha fatto prosperare i mercatini di Natale e le feste del “tasta, magna e bevi”? Dice di andarsene in lacrime: ne ha ben donde!
Un granello di malizia fa pensare che lasci il Comune, per il quale gli è preclusa un’ulteriore candidatura, per sistemarsi altri cinque anni in Provincia.
Mio padre ha trascorso sette anni della sua vita tra naja, guerra e prigionia, per colpa di un dittatore – da qualcuno ora rievocato come grande statista – che aveva trascinato l’Italia in un baratro; quando tornò trovò i genitori morti e l’unico fratello caduto, ventenne, sul fronte albanese: non credo che questi sacrifici siano stati fatti per permettermi di andare a votare con la maschera antigas. A furia di turarsi il naso, la gente soffoca. Non voglio votare i meno peggio, ma i migliori: dove sono? Non dubito che nelle varie liste ci siano anche persone degne, oneste, di buona volontà: ma quanto contano, e che fine faranno? Avranno il coraggio di opporsi al nostro”piccolo dittatore”?
(M)aria Fresca, 6 novembre 2008 in Società




