Chiesa e Italia: ristagno di un moralismo sterile

chiesa.jpgLa Chiesa di Ratzinger sta, negli ultimi anni, esacerbando le sue posizioni per cercare di sopravvivere al terzo millennio ponendosi come custode di precisi valori morali.
Tuttavia io ravviso in questo orientamento integralista due vizi principali:
il primo: la Chiesa trascura che negli ultimi 50 anni il mondo e la società hanno subito un cambiamento radicale: le nuove frontiere della scienza come le biotecnologie e le relative questioni etiche, la globalizzazione della società, l’aumento vertiginoso della popolazione, le nuove culture multirazziali, i problemi ambientali e la fame nel mondo sono questioni che impongono una riflessione e che sicuramente incidono sulla mentalità e il pensiero di ogni uomo. Come è possibile, quindi, continuare ad assumere posizioni di rigido conservatorismo davanti a questi sconvolgimenti? Con questo non voglio sostenere che la dottrina cristiana dovrebbe essere “relativizzata” (termine così caro al pontefice) penso solo che sarebbe opportuno cercare delle soluzioni che si pongano realmente l’obiettivo di rispettare ed amare il prossimo (vera essenza del messaggio cristiano) anziché condannarlo come sta facendo la Chiesa vietando di ricorrere all’eutanasia in situazioni al limite del disumano o negando l’utilizzo dei contraccettivi in società dilaniate dalla fame e dalle malattie oppure discriminando e perseguitando coloro che compiono scelte diverse dai principi cristiano-cattolici (es. ingerenze della Chiesa in tema di unioni civili). In sostanza, fingendo di vivere ancora nel Medioevo o peggio, ai tempi di Cristo, la Chiesa rischia di fare la fine dei dinosauri estinguendosi al mutare delle ere (la crisi delle vocazioni e le esigue presenze alle celebrazioni eucaristiche ne sono un indice molto eloquente).
Il secondo vizio di questa condotta ecclesiastica sta nel porre l’Italia come destinatario privilegiato delle proprie invettive: perché la Chiesa, vessillo del mondo cristiano cattolico, pastore di oltre un miliardo di anime in tutto il globo si accanisce con il nostro piccolo stato soprattutto su questioni laiche come questa dell’obiezione di coscienza per i farmacisti o quella sui DICO? In Europa siamo gli ultimi in tema di diritti civili soprattutto a causa delle ingerenze cattoliche. Perché proprio a noi questo grave fardello? Forse ci considera ancora il suo piccolo stato-feudo? Oppure perché l’Italia ha una particolare vocazione al moralismo sterile e bigotto? Probabilmente è così e la manifestazione del family-day ne è un esempio eclatante: in tanti sono scesi in piazza per sostenere la famiglia tradizionale ma tra queste persone vi erano molti conviventi e divorziati (soprattutto politici). Allora, italiani, un minimo di coerenza! Le statistiche parlano chiaro: in Italia il 50% dei matrimoni si concludono nel divorzio entro i primi anni, la stragrande maggioranza dei divorziati ha originato una seconda famiglia, le cosiddette famiglie allargate, ma allora perché andare a manifestare a sostegno di principi che nella vita concreta non sono stati perseguiti? Questa si chiama ipocrisia, superficie che nasconde una diversa realtà. Ecco perchè ci vuole coerenza e soprattutto buon senso! Questo manca alla Chiesa e agli Italiani del nuovo millennio. Se invece di insistere sull’ideologia, su come “vorremmo” che andassero le cose ci sforzassimo di osservarle e di migliorarle nella loro complessità reale avremmo già fatto un grande passo avanti verso un cristianesimo più umano e meno di facciata.

Luca, 20 Dicembre 2007 in Società

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