Chiesa e libertà di pensiero: le ingerenze del XXI secolo
Vent’anni lei, cinquanta lui che di lei è il papà. Insieme hanno preso una decisione difficile, la prima in Trentino, la seconda in regione dopo che nei giorni scorsi erano stati ben 56 gli altoatesini di entrambi i gruppi linguistici a percorrere la stessa strada. Chiedere ufficialmente alla propria parrocchia di appartenenza di essere «sbattezzati» come gesto di protesta nei confronti di una Chiesa che mettendo il becco troppe volte in cose che non le appartengono. «Ingerenze inaccettabili» le definisce Paola L., la studentessa universitaria roveretana che assieme al papà ha deciso di intraprendere questo cammino e nei prossimi giorni invierà alla sua parrocchia il modulo con la richiesta di «sbattezzo», così come previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo numero 196 del 2003. A spingerla verso questa singolare forma di protesta è stata la recente polemica sul referendum provinciale del 30 settembre scorso legato al finanziamento pubblico delle scuole paritarie. Una consultazione che si è risolta in un flop per i promotori, con appena il 18,91% di aventi diritto al voto (in totale 76.620 elettori) che quella domenica si recò alle urne. In una provincia come quella di Trento molte orecchie e molti cuori non devono essere rimasti insensibili in quei giorni agli inviti all’astensione pronunciati dal vescovo in persona, monsignor Luigi Bressan. «È stata un’interferenza inaccettabile - osserva Paola - così come inaccettabile è stata la presa di posizione del preside dell’Arcivescovile don Giacometti che tra l’altro, il giorno dopo il risultato elettorale, ha gridato alla vittoria. L’ingerenza della Chiesa trentina, nella persona della sua più alta carica, è un altro duro colpo alla libertà di pensiero. Non lo accetto e per questo ho deciso di prendere questa iniziativa. Col pieno sostegno di mio padre che ha condiviso questa scelta con me. Questa è anche una seconda possibilità per decidere, in piena coscienza». Ma Paola L. non ce l’ha solo con la Chiesa, contro la quale comunque è diretta la sua protesta. Lei l’hanno scorso ha votato alle politiche e il suo voto è andato al centrosinistra. Lo stesso centrosinistra, con qualche distinguo, che «ha assistito in silenzio alle esternazioni dell’arciverscovo Bressan. Capisco - continua Paola - assenso o silenzio da parte delle forze politiche di centrodestra. Ma dal centrosinistra, che dovrebbe difendere la libertà di pensiero come uno dei suo valori fondanti, proprio non me l’aspettavo. Sono molto delusa. È vero che molto spesso i silenzi possono dire molto di più di mille parole. Ma quello che hanno detto e significato per me non è certo stato positivo».
da l’Adige del 17/10/2007
M@x, 17 Ottobre 2007 in Società




