Ode alla caposala
Scorrendo la rubrica “lettere al giornale” è bello notare i continui, profusi ringraziamenti ed ex voto dei pazienti degli ospedali ai medici che li hanno curati, ringraziamenti di solito estesi anche ad infermieri, tecnici di laboratorio, portinai, barellieri, a quello che gira con i giornali per Signore, al parcheggiatore e al vigile che ha fermato il traffico per far passare l’ambulanza. E se arrivano in elicottero, di solito anche all’ Agusta Bell, al controllore di volo, al proprietario dell’hangar, al pilota, al secondo pilota, al meccanico e alle anatre incontrate in volo. Ma soprattutto, è la caposala che di solito riceve i ringraziamenti più sentiti. La caposala, questa figura mitologica metà donna e metà secondino. Se fossi scapolo e volessi la sicurezza di una moglie che durasse piu’ di un treno di gomme, un angelo del focolare che ti porta la cena sul divano, e all’occorrenza anche il pappagallo per non farti perdere un solo minuto di Milan-Manchester, credo che corteggerei solo donne caposala. Anche se ormai quelle libere sono rare, e difficili da avvicinare perché sotto la tutela del ministero dei Beni Ospedalieri.Non vi nascondo che questo articolo l’ho scritto per averne un tornaconto.
Perché metti che un giorno mi ritrovo al Pronto Soccorso per un taglietto superficiale al pollice, e nell’attesa del mio turno, il dito si infetta e si incancrenisce, e l’infermiere continua a considerarmi un Codice Verde anche se ormai il sangue ha iniziato a sgorgare a fiotti dal mio dito schizzando tutte le pareti del Pronto Soccorso, e dalla bocca mi escono onde di materia verde che si infrange sull’infermiere che nel frattempo sta chiamando l’esorcista di guardia. E a quel punto arriva lei: la caposala. E questo angelo del focolare passando di lì per caso mi vede riverso a terra in debito di ossigeno, in debito di energie, in debito di forze, insomma pieno di debiti, infatti all’inizio mi scambia per il presidente di Telecom, ma poi mi guarda bene e si ricorda di questo bell’articolo sulle caposala, e mossa da compassione mi offre il braccio, mi aiuta a rialzarmi con cura, e
gentilmente mi accompagna in sala amputazioni.
Lucio Gardin
M@x, 16 Maggio 2007




