Ieri sera al teatro S. Marco di Trento Giangilberto Monti ha messo in scena lo spettacolo Un po’ dopo il piombo, che racconta la genesi delle Brigate Rosse attraverso la storia d’amore tra Renato Curcio e Mara Cagol. Il copione ha convinto la Radio Svizzera Italiana a farne il secondo radiodramma musicale dell’artista che verrà prodotto nel corso del 2007 con il titolo Ce n’est qu’un début. G.G.Monti è il cinquantenne cantautore che nella finzione scenica presenta il suo nuovo album, mentre lo spettacolo, che si sviluppa sul doppio binario del teatro e della canzone, gli dà la possibilità di eseguire in anteprima i suoi brani di nuova produzione, che verranno raccolti in un disco in uscita nei primi mesi del 2008. Domino, majong, puzzle, sesso, caldarroste, bucato, lavaggio auto, portare a spasso il cane, la nonna, il vecchio nemico vicino di casa.
Fate qualsiasi cosa, ma non andate a vederlo (sentirlo).
Spettacolo privo di sostanza, di senso, di significato. Di bellezza, di emozione. Inutile. Legnosa l’attrice spalla.
Donna cannone, 16 novembre 2007 in Società
Non se ne può più di questa insopportabile ingerenza del clero e del Papa su questioni civili. Ora è il turno dei farmacisti per l’obiezione sulla RU-486. Strage di bambini dicono assieme al movimento per la vita. E la strage dei bimbi dell’Africa che nascono già sieropositivi? Ho assistito a un raduno di 200 ammalati terminali di Aids nella cattolica Uganda. Il prete dice loro «Siete ammalati ma Dio vi ama, morirete atrocemente ma Dio vi ama». Non una parola sulla prevenzione, il Vaticano è contrario. Che carità è questa? Sulla chiesa pesano milioni di morti innocenti. Altro che RU-486. Poi il Papa esorta tutti noi a pagare le tasse. Giusto, però perché non danno loro l’esempio pagando l’Ici sui loro immobili? A Trento si diceva «Se tutti i tetti del clero fossero verdi dall’alto si vedrebbe un prato». La Bibbia dice «a Dio il suo,a Cesare il suo». Noi non interferiamo sulle loro leggi, vedi celibato, chiudere un occhio o due su violenze o pedofilia, la chiesa può e deve esprimere le sue opinioni. Stop. Lasci lavorare i governi in pace, siano di destra o di sinistra senza influenzare smaccatamente il vivere democratico del paese. Consiglio vivamente ai nostri ben pasciuti ed eleganti Papa, vescovi, cardinali, alto clero, associazioni per la vita una visita nell’Africa non turistica, quella dove i bimbi hanno occhi grandi attorno a uno scheletro. Dopo si può parlare.
Luisella Lenzi – Gardolo
M@x, 7 novembre 2007 in Società
Vent’anni lei, cinquanta lui che di lei è il papà. Insieme hanno preso una decisione difficile, la prima in Trentino, la seconda in regione dopo che nei giorni scorsi erano stati ben 56 gli altoatesini di entrambi i gruppi linguistici a percorrere la stessa strada. Chiedere ufficialmente alla propria parrocchia di appartenenza di essere «sbattezzati» come gesto di protesta nei confronti di una Chiesa che mettendo il becco troppe volte in cose che non le appartengono. «Ingerenze inaccettabili» le definisce Paola L., la studentessa universitaria roveretana che assieme al papà ha deciso di intraprendere questo cammino e nei prossimi giorni invierà alla sua parrocchia il modulo con la richiesta di «sbattezzo», così come previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo numero 196 del 2003. A spingerla verso questa singolare forma di protesta è stata la recente polemica sul referendum provinciale del 30 settembre scorso legato al finanziamento pubblico delle scuole paritarie. Una consultazione che si è risolta in un flop per i promotori, con appena il 18,91% di aventi diritto al voto (in totale 76.620 elettori) che quella domenica si recò alle urne. In una provincia come quella di Trento molte orecchie e molti cuori non devono essere rimasti insensibili in quei giorni agli inviti all’astensione pronunciati dal vescovo in persona, monsignor Luigi Bressan. «È stata un’interferenza inaccettabile – osserva Paola – così come inaccettabile è stata la presa di posizione del preside dell’Arcivescovile don Giacometti che tra l’altro, il giorno dopo il risultato elettorale, ha gridato alla vittoria. L’ingerenza della Chiesa trentina, nella persona della sua più alta carica, è un altro duro colpo alla libertà di pensiero. Non lo accetto e per questo ho deciso di prendere questa iniziativa. Col pieno sostegno di mio padre che ha condiviso questa scelta con me. Questa è anche una seconda possibilità per decidere, in piena coscienza». Ma Paola L. non ce l’ha solo con la Chiesa, contro la quale comunque è diretta la sua protesta. Lei l’hanno scorso ha votato alle politiche e il suo voto è andato al centrosinistra. Lo stesso centrosinistra, con qualche distinguo, che «ha assistito in silenzio alle esternazioni dell’arciverscovo Bressan. Capisco – continua Paola – assenso o silenzio da parte delle forze politiche di centrodestra. Ma dal centrosinistra, che dovrebbe difendere la libertà di pensiero come uno dei suo valori fondanti, proprio non me l’aspettavo. Sono molto delusa. È vero che molto spesso i silenzi possono dire molto di più di mille parole. Ma quello che hanno detto e significato per me non è certo stato positivo».
da l’Adige del 17/10/2007
M@x, 17 ottobre 2007 in Società