Alcuni giorni fa, in un’importante Cassa Rurale della città, ho assistito sbigottita alle istruzioni impartite da un impiegato ad un cliente, su come “addomesticare” la dichiarazione di disponibilità finanziarie a fine anno richiesta ai fini ICEF. Consiglio numero 1: chiedere espressamente alla banca di certificare le disponibilità finanziarie al 31 dicembre su un solo conto tra quelli posseduti (ad es. quello utilizzato per l’accredito di stipendio/pensione e addebito di utenze) tralasciando altri, magari cointestati con familiari e/o i libretti di risparmio. Consiglio numero 2: negli ultimi giorni dell’anno prelevare tutta o quasi la disponibilità dal (dai) c/c e farsi rilasciare per il controvalore un assegno circolare, da riversare nei primi giorni dell’anno nuovo: in questo modo il saldo al 31 dicembre appare nullo o quasi.
Al di là della scarsa deontologia professionale dimostrata dall’impiegato di banca (che ha pure ribadito più volte che la cosa è “normale” e che la fanno tutti), mi chiedo se chi ha ideato il metodo ICEF (se non ricordo male il professor Cerea dell’Università di Trento), i sindacati e CAF che fanno da mediatori, e gli enti pubblici che lo richiedono per l’erogazione di servizi (es. Trentino Trasporti per l’abbonamento al trasporto pubblico; ITEA per l’assegnazione di alloggi e calcolo degli affitti; Ateneo di Trento per le tasse universitarie; PAT per sovvenzioni varie, dalle mense scolastiche all’erogazione dei contributi per il riscaldamento, alle borse di studio per giovani atleti, ecc.) sono proprio soddisfatti di questa “creatura” o se ritengono che vada sostituita con mezzi più idonei a certificare il reddito delle famiglie. Tutti sanno, infatti, che i controlli per quanto riguarda le dichiarazioni degli istituti di credito sono pressoché impossibili, poiché essi sono tenuti al segreto bancario, a meno di richieste provenienti dagli uffici giudiziari o finanziari dello Stato.
Nel metodo di elaborazione dell’ICEF c’è poi da chiedersi se sia giusto che lo stesso reddito, già tassato alla fonte, venga considerato due volte (la prima dal mod. 730, la seconda dalla dichiarazione di disponibilità finanziarie) solo perché risparmiato anziché speso.
Mi piacerebbe che i candidati alle prossime elezioni provinciali si esprimessero su questa procedura, da cui dipendono molti investimenti di denaro pubblico. Ma mi piacerebbe ancor di più che i miei conterranei (che si vantano di essere onesti e laboriosi) non ricorressero a dichiarazioni “taroccate” per aver accesso alle agevolazioni pubbliche: chissà, forse in mezzo a tanti politici ed imprenditori corrotti e corruttori, fatte le debite proporzioni, pure loro si sentono “sereni” e “tranquilli” e con la coscienza a posto. Che tristezza!
Sara Pederiva, 13 Ottobre 2008 in Società
Oggi, 12 Giugno Giovedì ore 12 ,10 circa
sono appena tornato a casa dal mercato dove ho comprato della verdura e poco altro, quando un assembramento di persone davanti al Duomo 20mt attirava la mia attenzione: una persona che al telefono imprecava pregando di far presto ad una ambulanza che la teneva all’apparecchio facendo perdere a lei e agli astanti che si preoccupavano di dare i primi soccorsi ad un uomo, anziano che stava visibilmente male.
L’uomo è stato fatto sedere su una sedia del bar di fronte, ma non si riprendeva.
Un filo di sangue compariva sul lato sinistro della bocca del signore che continuava a strabuzzare gli occhi e a rantolare.
Altre persone si univano e cercavano ognuna col proprio cellulare a chiamare il 113, vigili urbani, 114 e altro: invano eppure è giovedì e c’è mercato e dovrebbero esserci vigili, poliziotti di quartiere ecc., dall’atro capo del telefono la persona interpellata continuava a fare domande inutili e chiedere con precisione dove fosse il moribondo.
Arrivato a casa, in lacrime, ho raccontato ai miei l’accaduto e ho telefonato dal telefono di casa al 113: Mi sono qualificato con cognome e nome e numero di telefono urlando che io non avevo niente da nascondere e che per me la privacy e le intercettazione non erano importanti davanti a qualcuno che stava morendo! Ho chiesto dove erano i vigili, i poliziotti di quartiere, quelle belle persone in uniforme della festa dell’Arma, …poi sono scoppiato a piangere mentre, nel frattempo mia moglie mi dava da bere e mi diceva di calmarmi.
Chi sono i responsabili e dove sono?
Il Sindaco è responsabile in primis dell’ordine pubblico…
Può darmi una risposta?
E’ ora di cambiare! …e fare piazza pulita di tutti questi politici di professione!
Di questi dipendenti pubblici inetti che non sono mai dove dovrebbero essere!
La Lega ha preso una montagna di voti…ma se delude …durerà il tempo di una ….ega!
Ho perso altri 50 minuti per trovare un sito mail a cui inviare questo mio scritto:
e… ancora non lo trovo!
Nessun sito dove scrivere: polizia, comune, vigili!
Alla faccia dell’efficienza della città o provincia dove tutto funziona!!!!
Nessun sito!!!!
Neanche il sito di Beppe Grillo funziona…
A chi ….lo mando adesso?
Vincenzo Iorio
M@x, 12 Giugno 2008 in Società
Il 31 maggio 2008 si è tenuta la ormai classica festa universitaria di Mesiano, moltissimi sono stati i giovani partecipanti e, per il primo anno, ho deciso anch’io di prendere parte a quest’iniziativa.
Il pomeriggio ho assistito al concerto di un gruppo esibitosi sul palco centrale: lo speaker per incitare la folla a scatenarsi grida al microfono: ” chi non salta è frocioooo ” e subito sale dentro di me una rabbia che cade subito in dispiacere. Perché? perché non rido come lui?
Perchè sono un ragazzo gay che studia ingegneria ed ero lì alla festa con il mio ragazzo ed altri amici gay.
Nel sentire la frase ci siamo guardati negli occhi: era inevitabile non leggere l’amarezza per lo slogan utilizzato e pensare a quanto sia radicato il luogo comune di deridere e offendere chi appartiene ad un’altra sfera sessuale.
Subito per compensare lo sconforto e l’imbarazzo, quasi automaticamente dico con un’amara ironia “guardiamo chi non salta”, accennando un sorriso. Dentro però la delusione era grande.
E pensare che solo pochi giorni fa c’è stata la giornata mondiale contro l’omofobia che ovviamente i media non menzionano.
La gente non sa che il 10% della popolazione è omosessuale e se ne frega, probabilmente pensando agli omosessuali come delle persone perverse a causa degli stereotipi che ogni giorno ci vengono inculcati.
Perchè il cantante non ha detto: “chi non salta è un ebreo” oppure ” chi non salta è un negro” ?
No quello non si può più dire (per fortuna), allora meglio continuare con i froci.
Il nostro bel Trentino, sempre avanti ad altre regioni in termini di leggi, infrastrutture e altro, purtroppo è razzista.
Anonimo
M@x, 3 Giugno 2008 in Società
La Chiesa di Ratzinger sta, negli ultimi anni, esacerbando le sue posizioni per cercare di sopravvivere al terzo millennio ponendosi come custode di precisi valori morali.
Tuttavia io ravviso in questo orientamento integralista due vizi principali:
il primo: la Chiesa trascura che negli ultimi 50 anni il mondo e la società hanno subito un cambiamento radicale: le nuove frontiere della scienza come le biotecnologie e le relative questioni etiche, la globalizzazione della società, l’aumento vertiginoso della popolazione, le nuove culture multirazziali, i problemi ambientali e la fame nel mondo sono questioni che impongono una riflessione e che sicuramente incidono sulla mentalità e il pensiero di ogni uomo. Come è possibile, quindi, continuare ad assumere posizioni di rigido conservatorismo davanti a questi sconvolgimenti? Articolo completo »
Luca, 20 Dicembre 2007 in Società
Ieri sera al teatro S. Marco di Trento Giangilberto Monti ha messo in scena lo spettacolo Un po’ dopo il piombo, che racconta la genesi delle Brigate Rosse attraverso la storia d’amore tra Renato Curcio e Mara Cagol. Il copione ha convinto la Radio Svizzera Italiana a farne il secondo radiodramma musicale dell’artista che verrà prodotto nel corso del 2007 con il titolo Ce n’est qu’un début. G.G.Monti è il cinquantenne cantautore che nella finzione scenica presenta il suo nuovo album, mentre lo spettacolo, che si sviluppa sul doppio binario del teatro e della canzone, gli dà la possibilità di eseguire in anteprima i suoi brani di nuova produzione, che verranno raccolti in un disco in uscita nei primi mesi del 2008. Domino, majong, puzzle, sesso, caldarroste, bucato, lavaggio auto, portare a spasso il cane, la nonna, il vecchio nemico vicino di casa.
Fate qualsiasi cosa, ma non andate a vederlo (sentirlo).
Spettacolo privo di sostanza, di senso, di significato. Di bellezza, di emozione. Inutile. Legnosa l’attrice spalla.
Donna cannone, 16 Novembre 2007 in Società
Non se ne può più di questa insopportabile ingerenza del clero e del Papa su questioni civili. Ora è il turno dei farmacisti per l’obiezione sulla RU-486. Strage di bambini dicono assieme al movimento per la vita. E la strage dei bimbi dell’Africa che nascono già sieropositivi? Ho assistito a un raduno di 200 ammalati terminali di Aids nella cattolica Uganda. Il prete dice loro «Siete ammalati ma Dio vi ama, morirete atrocemente ma Dio vi ama». Non una parola sulla prevenzione, il Vaticano è contrario. Che carità è questa? Sulla chiesa pesano milioni di morti innocenti. Altro che RU-486. Poi il Papa esorta tutti noi a pagare le tasse. Giusto, però perché non danno loro l’esempio pagando l’Ici sui loro immobili? A Trento si diceva «Se tutti i tetti del clero fossero verdi dall’alto si vedrebbe un prato». La Bibbia dice «a Dio il suo,a Cesare il suo». Noi non interferiamo sulle loro leggi, vedi celibato, chiudere un occhio o due su violenze o pedofilia, la chiesa può e deve esprimere le sue opinioni. Stop. Lasci lavorare i governi in pace, siano di destra o di sinistra senza influenzare smaccatamente il vivere democratico del paese. Consiglio vivamente ai nostri ben pasciuti ed eleganti Papa, vescovi, cardinali, alto clero, associazioni per la vita una visita nell’Africa non turistica, quella dove i bimbi hanno occhi grandi attorno a uno scheletro. Dopo si può parlare.
Luisella Lenzi - Gardolo
M@x, 7 Novembre 2007 in Società
Vent’anni lei, cinquanta lui che di lei è il papà. Insieme hanno preso una decisione difficile, la prima in Trentino, la seconda in regione dopo che nei giorni scorsi erano stati ben 56 gli altoatesini di entrambi i gruppi linguistici a percorrere la stessa strada. Chiedere ufficialmente alla propria parrocchia di appartenenza di essere «sbattezzati» come gesto di protesta nei confronti di una Chiesa che mettendo il becco troppe volte in cose che non le appartengono. «Ingerenze inaccettabili» le definisce Paola L., la studentessa universitaria roveretana che assieme al papà ha deciso di intraprendere questo cammino e nei prossimi giorni invierà alla sua parrocchia il modulo con la richiesta di «sbattezzo», così come previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo numero 196 del 2003. A spingerla verso questa singolare forma di protesta è stata la recente polemica sul referendum provinciale del 30 settembre scorso legato al finanziamento pubblico delle scuole paritarie. Una consultazione che si è risolta in un flop per i promotori, con appena il 18,91% di aventi diritto al voto (in totale 76.620 elettori) che quella domenica si recò alle urne. In una provincia come quella di Trento molte orecchie e molti cuori non devono essere rimasti insensibili in quei giorni agli inviti all’astensione pronunciati dal vescovo in persona, monsignor Luigi Bressan. «È stata un’interferenza inaccettabile - osserva Paola - così come inaccettabile è stata la presa di posizione del preside dell’Arcivescovile don Giacometti che tra l’altro, il giorno dopo il risultato elettorale, ha gridato alla vittoria. L’ingerenza della Chiesa trentina, nella persona della sua più alta carica, è un altro duro colpo alla libertà di pensiero. Non lo accetto e per questo ho deciso di prendere questa iniziativa. Col pieno sostegno di mio padre che ha condiviso questa scelta con me. Questa è anche una seconda possibilità per decidere, in piena coscienza». Ma Paola L. non ce l’ha solo con la Chiesa, contro la quale comunque è diretta la sua protesta. Lei l’hanno scorso ha votato alle politiche e il suo voto è andato al centrosinistra. Lo stesso centrosinistra, con qualche distinguo, che «ha assistito in silenzio alle esternazioni dell’arciverscovo Bressan. Capisco - continua Paola - assenso o silenzio da parte delle forze politiche di centrodestra. Ma dal centrosinistra, che dovrebbe difendere la libertà di pensiero come uno dei suo valori fondanti, proprio non me l’aspettavo. Sono molto delusa. È vero che molto spesso i silenzi possono dire molto di più di mille parole. Ma quello che hanno detto e significato per me non è certo stato positivo».
da l’Adige del 17/10/2007
M@x, 17 Ottobre 2007 in Società