Decalogo per la SLOI

In questi giorni, in cui la stampa ci aggiorna sui fantastici (e fantasiosi) disegni e piani (e Piani) della futura cittadella ex Michelin e dà la parola agli entusiasti propugnatori della stessa, noi, della periferia nord di Trento, figli di un dio minore, non possiamo fare a meno di confrontare tanto sfarzo (appartamenti in vendita a 5.000 euro a mq, biblioteche mega-galattiche, giardini pensili tipo Babilonia, boulevard da sogno, forno crematorio – ops, questo no) e tante “magnifiche sorti e progressive” (Giacomo Leopardi, La ginestra) dell’umanità trentina che ivi dimorerà, con la miseria ed il degrado che caratterizzano l’ex SLOI.

Da mesi, parecchie decine di persone “invisibili”, donne e uomini, abitano quegli spazi spettrali e carichi di lutti. Hanno occupato l’ex casa degli impiegati (ex anche loro, purtroppo, perché deceduti prematuramente, come tanti iscritti al medesimo libro paga) e vi stendono i panni (lavati con l’acqua che si procurano a taniche presso qualche esercizio vicino o le fontane della città), e vi accendono candele nel buio e fuochi nel freddo dell’inverno. Il piazzale interno – che s’ intravede perché ormai il portone metallico rimane sempre aperto – è una discarica di rifiuti, in cui è probabile che scorazzino topi e ratti.

La scorsa settimana, qualcosa deve essere andato storto ed il fuoco ha invaso i locali, perché le tapparelle – solitamente abbassate per non dare troppo nell’occhio – sono state alzate ad angolo retto per far uscire la densa coltre nera che, però, ha tappezzato i muri. Passando di là si sente l’odore acre di ciò che viene bruciato: non solo legno di imballaggi recuperati qua e là, ma anche rami di acacie cresciute all’interno dell’area industriale e con probabili concentrazioni di veleni assorbiti dal terreno, oltre a materiali plastici.
Queste persone si sono “procurate” carrelli di supermercato (per rendere meno faticosi i trasporti pesanti), alcune bici (per velocizzare gli spostamenti) ed ispezionano regolarmente i bidoni della spazzatura posti lungo via Maccani e via Lavisotto, per cercare di trarvi qualcosa da vestire e da mangiare.
Al mattino del giovedì (giorno di mercato) salgono a gruppi sull’autobus che porta in città, per andare a mendicare, suscitando lo sdegno di molti passeggeri, perché “puzzano” (e non può essere diversamente, dato che non dispongono di bagni e docce), non pagano il biglietto e qualche volta molestano le ragazze.
Si può immaginare che là, dentro l’ex SLOI, ci siano risse per accaparrarsi i posti migliori, che le donne subiscano violenza, che qualcuno si ammali e forse anche muoia: chi se n’ accorge?
Dire che “vivono da cani” è usare un eufemismo, che fa torto alla lingua italiana; in realtà, gli animali del vicino canile sono meglio seguiti, custoditi, accuditi.
Chi preferisce lasciare le cose come stanno (in primis il Comune, le istituzioni, i cittadini) giustifica la propria inerzia con una parola tanto di moda: tolleranza; in realtà si tratta di connubio tra ipocrisia ed indifferenza.
Come possono coesistere, all’interno della stessa comunità cosiddetta civile, forme di schizofrenia così eclatanti? Da una parte abbiamo un Comune che spende oltre 100.000 euro l’anno per togliere gli avanzi di cicche dal prezioso pavimento del centro storico; appena poco distante troviamo cumuli d’immondizia.
Da una parte abbiamo un’Azienda sanitaria che fa incetta di vaccini contro il fantasma dell’influenza suina (vaccini acquistati con soldi pubblici e che rimarranno inutilizzati); dall’altra, persone che non hanno accesso ai minimi standard d’igiene.
Da una parte abbiamo potenti apparati provinciali e comunali, che insistono a promuovere un Trentino ed una città dal diffuso benessere e con un’alta qualità della vita, sempre suffragati da sondaggi che loro stessi commissionano; dall’altra, persone di cui s’ignora persino l’esistenza.

Forse, qualche provocazione è utile per svegliarsi dal torpore ed indignarsi quel che basta.

  • L’Agenzia delle entrate potrebbe fare irruzione alla ex SLOI, assegnare a tutti coloro che vi risiedono un bel codice fiscale (come si fa per ogni cittadino, anche neonato), renderli edotti del debito pubblico che grava sulla loro testa ed iscriverli immediatamente nelle liste degli evasori totali;
  • La facoltà di Sociologia potrebbe tenervi un seminario di statistica e far partecipare tutte quelle persone ai prossimi sondaggi;
  • Il professor Tubino della facoltà di Ingegneria (ndr: incaricato dal Comune di Trento di compiere “ben” 6 rilevazioni tra Terlago e Lavis prima dell’entrata in funzione dell’inceneritore), invece, potrebbe misurare il grado di tossicità dei fumi di cui sopra ed usare i risultati per dimostrare inequivocabilmente che dal camino di Ischia Podetti uscirà aria pulita;
  • La Trentino Trasporti potrebbe emettere abbonamenti annuali per gli abitanti SLOI, chiedendo un contributo al Comune che, allo scopo, già anticipa (attingendo alla solita cassa di Pantalone) 70 euro annuali per ogni suo dipendente;
  • I Sindacati, ancora sconvolti – dopo 30 anni – dalla chiusura dello stabilimento (ed ora la storia si ripete con le Acciaierie Valsugana), potrebbero fare le tessere ai nuovi frequentatori dello stesso, con disponibilità a compilare per loro (gratis) le dichiarazioni ICEF;
  • Il Castello del Buonconsiglio, dopo la fortunatissima mostra sugli Egizi, potrebbe organizzarne una dal titolo “Ghetto mai visto”, con percorso tra rottami, pantegane, mura cadenti e con personaggi in carne ed ossa;
  • La Commissione per le Pari Opportunità potrebbe discutere in loco un (dis)ordine del giorno con il tema: “Donne dagli occhi blu: botte, o fascinoso cosmetico orientale?”;
  • L’architetto Gregotti, per superare in popolarità il suo collega-rivale Piano (che, diciamola tutta, si è preso la parte migliore), potrebbe proporre al sindaco di Trento di utilizzare le “torri” commissionategli sull’area SLOI, come alloggi popolari ITEA, sulla falsariga di quanto ha già combinato a Palermo (quartiere Zen) ed andando così ad incrementare il già cospicuo patrimonio edilizio che l’Istituto vanta in via Maccani;
  • Il Comune potrebbe utilizzare la sua sala Bingo per ospitarvi gli abitanti SLOI nelle notti più gelide, illustrando loro i vantaggi di un gioco costruttivo e pieno di opportunità come la tombola;
  • Il vice presidente PAT ed assessore all’ambiente Pacher, invece di andare a Roma a ritirare l’imbarazzante ed immeritato premio “Un bosco per Kyoto, per la riduzione delle emissioni nocive”, potrebbe mandare tutti i dipendenti dell’APPA in ferie e, aiutato dagli studenti dell’ITI (prima che la famigerata riforma scolastica D & D sopprima le ore di laboratorio), fare delle analisi accurate sui terreni inquinati della SLOI: imparerebbe a distinguere i pico- dai nano-grammi, le grandezze matematiche (1000 volte di più non è equivalente a 20 volte di meno: vedere le sue dichiarazioni rispetto alle emissioni delle Acciaierie Valsugana) ed il significato delle concentrazioni di elementi tossici, magari in sinergia tra loro.

Insomma, le innumerevoli, benemerite istituzioni di cui la nostra civiltà dispone, potrebbero veramente fare molto per la SLOI, creando contemporaneamente un circolo virtuoso tra: emersione dall’illegalità – ritorno di immagine per il Trentino – business.
Ma resta il fatto che l’intera vicenda del recupero di quell’area, e degli interessi che vi sottostanno, puzza terribilmente: puzza persino di più dell’aria ammorbata che vi si respira, del terreno e dei poveri diavoli che vi abitano.

Maria Giovanna Conci
fonte: A Nord Di Trento

1 Commento »

M@x, 26 febbraio 2010 in Ambiente

1 risposta su “Decalogo per la SLOI”

  1. aldo ha risposto il 26 febbraio 2010 alle 12:11 #

    il problema è conosciuto, ma tu, con questa lettera-provocazione metti a nudo ed in modo chiaro ed inequivocabile l’urgenza di occuparci di queste persone, perchè si trattano di persone e non di scarto della società. probabilmente le istituzioni ci hanno provato, li occorre installare in un angolo dell’area servita un capannone della protezione civile a cui possono accedere tutte le persone, associazioni che intendono aiutare a migliorare la vita di queste persone.Io avevo proposto, visto gli ampi poteri della provincia che a questi “nuovi” abitanti si proponesse la possibilità di essere inseriti in un piano ampio di recupero e nell’immediato indicavo come “sfogo” occupazionale la pulizia delle strade, dei cestini dei parchi dei giardini, della pulizia della neve , delle foglie ecc. Non far niente è troppo comodo. Brava Conci ce ne fossero persone come te che, in un modo così ironico metti a fuoco le vere problematiche della citta come quella di non accettare che donne e uomini siano confinati a vivere in un modo che dire barbaro risulta riduttivo. Io ci sono per quel che può servire ed anche il mio movimento politico che ora da me guidato vuol ritornare ad essere tra la gente non solo per essere eletti e per governare , ma per contribuire al bene -essere di tutti, senza esclusioni . Un abbraccio Aldo

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