Troppe carenze nel Piano rifiuti
Nel pieno della pausa estiva si rispolvera la questione rifiuti-inceneritore. Malgrado a Trento il «porta a porta» sia appena partito, si ripropongono le vecchie percentuali di raccolta differenziata, ancora effettuata tramite la vecchia raccolta «multiutente». Come se fosse diventato il solo metro di valutazione, assieme a quelli, contrapposti, sui non immediati reperimenti di finanze e appetiti legati alla rinviatissima realizzazione dell’inceneritore. È il riproposto conflitto di interessi e convenienze; come se da un lato le buone e migliorabili pratiche gestionali fossero costrette a stentare, mentre per quelle rigide degli investitori si programmano le più remunerative scadenze dei bandi. Un ristretto panorama se si guarda a come si affronta sommessamente, invece, la cruciale e omessa questione sanitaria. Non è una novità che il «Piano provinciale di tutela della qualità dell’aria» dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente, di cui alla delibera della giunta provinciale del 4 maggio scorso, sia stato spedito alla chetichella ai comuni trentini. Difficile prevedere sostanziali osservazioni, da parte di sindaci e comuni, a quelle 1.200 pagine. Come se l’aria non fosse un «bene comune» e, in attesa dell’imminente ripresa dei ripetuti sforamenti da Pm10 e inferiori, la sua «gestione» debba rimanere una formalità, ancor più tale aggiungendovi i carichi inquinanti di un inceneritore. Quel Piano, nonostante l’impostazione metodologica apprezzabile in alcuni punti, presenta grossi limiti sul versante dei rischi sanitari di origine ambientale. Non tratta in alcun modo i Pop, i Persistent Organic Pollutants - Inquinanti Organici Persistenti - sostanze chimiche estremamente tossiche che rimangono nell’ambiente per molto tempo accumulandosi nella catena alimentare. Non valuta nemmeno le implicazioni sanitarie dei metalli tossici e bioaccumulabili (mercurio, cadmio, arsenico, cromo esavalente ecc.), considerando invece il solo piombo, assai tranquillizzante negli andamenti temporali. Silenzio su quanta Co2 (anidride carbonica) emetterebbe l’inceneritore, tra i maggiori responsabili dell’inquinamento complessivo dell’aria, che ne produce in quantità seconde solo a quelle degli impianti a carbone. Il fatto è ancora più grave se si considerano le velleità di completezza del Piano anche sul versante sanitario: in realtà si limita ad un banale intervento «di informazione sui rischi per la salute derivanti da Pm10», ovviamente tutti dovuti ai cattivi stili di vita, all’inquinamento «indoor» e al fumo di sigaretta. Il Piano deve comunque prendere atto di un grave fallimento: l’allarmante crescita, negli ultimi 5 anni, del Pm10 e, soprattutto, del più preoccupante Pm2,5. Sono le utili premesse per smascherare il capitolo «revisionale» sulla «innocuità» del nuovo inceneritore che non valuta i Pop e i metalli pesanti tossici e bioaccumulabili; i cui effetti maggiormente nocivi e tossici semplicemente scompaiono. Anche gli stessi dati percentualizzati riportati, che servono a rendere nulle o minime le percentuali di contributo dell’inceneritore, sono reticenti in quanto si definiscono concentrazioni «garantite al camino» o a dati riferiti ad atti pianificatori o a «mitici» inceneritori viennesi, e non, più prosaicamente, ma in modo realistico, ai limiti della vigente normativa, che sarebbero poi operativi per quell’impianto (D. Lvo 133/2005). Senza contare gli sforamenti più o meno fisiologici che comportano incrementi, anche esponenziali, di emissioni pericolose di particolato ultrafine, diossine, ecc. Per quanto riguarda i NOx (ossidi di azoto) e il particolato, il Piano riporta rispettivamente quantitativi pari a 32 e 0,8 tonn. Ma rifacendo i conti sui limiti normativi (che è quanto «legalmente» quell’impianto può inquinare) avremmo come minimo, invece, applicando la consolidata formula di De Leew per il particolato secondario (e senza considerare il dato dell’ammoniaca, che non viene fornito, e i contributi del traffico) 193 tonn di particolato che sommate alle 10 tonn di particolato primario fanno 203 tonn: pari al 7,56% di Pm10 e addirittura all’8,21% di Pm2,5 complessivo di tutta la Provincia. Bisognerebbe inoltre considerare che è ormai chiaro che gli inceneritori, soprattutto quelli «nuovi-moderni» emettono soprattutto particolato inferiore agli 0,5 micron, con tutte le problematiche sanitarie relative. Forse sarebbe utile proporre l’inserimento nel Piano citato di specifica «azione conoscitiva» per amministratori e pubblici funzionari sulle nocività evitabili. Quel che è certo e utile, invece, è che di quelle nuove in calendario se ne dovrà parlare meglio, prima di procedere sulla strada dei bandi e dei finanziamenti dell’inutile tecnologia.
Adriano Rizzoli - Nimby trentino
M@x, 24 Agosto 2007 in Ambiente




