Acqua del rubinetto, la migliore d’Italia!
L’acqua di rubinetto bevuta dai trentini, secondo Legambiente, è tra le migliori in Italia. Trentino Servizi, che gestisce il servizio idrico a Trento, Rovereto e in un’altra ventina di comuni trentini per un totale di circa 178.000 abitanti, è andato oltre. Ha sviluppato un’analisi comparativa sui principali parametri di giudizio della qualità tra l’acqua di Trento e alcune delle principali e più note marche di acqua minerale in bottiglia circolanti in Italia. Risultato: dal rubinetto del capoluogo esce fuori un’acqua «oligominerale» ampiamente competitiva con le minerali vendute dai più grandi gruppi nazionali e internazionali. Al costo di molto meno di un centesimo di euro al litro. Per il confronto è stata utilizzata l’acqua del Campo pozzi Trento nord, a Spini di Gardolo, da cui arriva il 55% dell’acqua utilizzata in città. «Complessivamente - spiega Marco Visintainer, responsabile auditing e sviluppo di Trentino Servizi - l’acqua di Trento proviene da 12 pozzi in tre campi pozzi e da 52 sorgenti, in genere collocate sopra le frazioni come Villazzano, Povo, Montevaccino. Nell’acquedotto attuale, uno dei più complessi, sono state mantenute le sorgenti e le reti preesistenti e sono state poi interconnesse». Il Campo di Spini è protetto da pericoli inquinanti attraverso un sistema di monitoraggio che prevede una difesa attiva, cioè l’accesso all’area ai soli addetti ai lavori e il divieto di urbanizzarla, e una protezione dinamica, con due linee di piezometri - serie di pozzetti da cui viene prelevata l’acqua a cadenza temporale regolare - in grado di permettere controlli e prevenzione di eventuali inquinamenti. I piezometri sono posizionati in modo tale che un eventuale episodio inquinante verrebbe rilevato con 365 giorni di anticipo (prima linea) e 60 giorni (seconda linea) rispetto all’arrivo dell’acqua di falda al Campo pozzi. Le caratteristiche dell’acqua di Trento sono state confrontate con quelle di quattro marche di acqua minerale. Nell’analisi di Trentino Servizi le marche sono riportate in forma anonima, ma è bastato un controllo alle informazioni sulle etichette delle bottiglie per risalire all’azienda produttrice. Il campione di acque oligominerali, definite come quelle in cui il residuo fisso di sali minerali sia inferiore a 500 milligrammi per litro, comprende l’acqua Fabia della Sangemini, di recente passata sotto il controllo del gruppo armatoriale campano Bottiglieri-Rizzo, la Limpia di San Pellegrino Terme, che fa capo al gruppo Nestlè, la San Benedetto di Scorzè, della famiglia Zoppas, e l’acqua Rocchetta della sorgente umbra di Gualdo Tadino, controllata dalla finanziaria olandese Chesnut Bv della famiglia De Simone Niquesa. L’acqua di Trento appare un po’ più alcalina delle altre (pH 8,10) ma soprattutto con un residuo fisso - quello che rimane una volta portata a secco l’acqua - inferiore: 173,5 milligrammi al litro contro i 177 di Rocchetta, i 208 di Limpia, i 274 di San Benedetto e i 441 di Fabia. «In base a questo indice non possiamo definire a priori un’acqua migliore di un’altra - puntualizza Visintainer - Dipende dai soggetti che le bevono e dai problemi che hanno». Meno residuo significa un’acqua più «leggera» come indica anche la «durezza», inferiore a tutte eccetto Rocchetta. «Se il consiglio è bere molta acqua, allora meno residuo c’è meglio è» riassume Visintainer. «Viceversa, se ci sono carenze di calcio allora è meglio bere un’acqua che ne sia ricca». Altri indicatori, come la conduttività, sono correlati a quelli sui residui, così come la presenza dei singoli sali. Quel che è certo è che l’acqua del rubinetto a Trento è del tutto paragonabile con le minerali che vanno per la maggiore tra i consumatori. Secondo l’Istat, in Trentino il 72% della popolazione sopra i 14 anni consuma acqua in bottiglia, un dato inferiore a quello delle altre regioni italiane ma in crescita negli ultimi anni. Il consumo di acqua pubblica, invece, è stimato attorno ai 400 litri al giorno a persona, ma naturalmente parliamo di tutti gli utilizzi, di cui il bere è solo una parte minore. Sui prezzi però non c’è confronto: le tariffe dell’acqua pubblica, che a quanto pare è comparabile con le minerali, arrivano a Trento fino a 34 centesimi per 1.000 litri. Anche se consideriamo i 35,80 euro fissi di tariffa annua per l’acquedotto, siamo molto lontani dai costi dell’acqua in bottiglia.
l’Adige del 28/07/2007
M@x, 30 Luglio 2007 in Ambiente




